Questo Pd eterodiretto
In una fase indubbiamente difficile per la maggioranza e per il suo leader, come quella che si è dipanata negli ultimi mesi, il maggiore partito di opposizione, che avrebbe dovuto esercitare la funzione che gli è propria, quella di perno di un’alternativa, ha invece subito una serie di tentativi di delegittimazione e di eterodirezione da parte dei suoi potenziali alleati e del sistema mediatico di riferimento. Dall’esterno, è venuto l’invito alla spallata con le mozioni di sfiducia, il cui insuccesso, dovuto a dissidenze emerse in altri settori delle opposizioni, è stato però pagato politicamente dal Partito democratico.
5 AGO 20

In una fase indubbiamente difficile per la maggioranza e per il suo leader, come quella che si è dipanata negli ultimi mesi, il maggiore partito di opposizione, che avrebbe dovuto esercitare la funzione che gli è propria, quella di perno di un’alternativa, ha invece subito una serie di tentativi di delegittimazione e di eterodirezione da parte dei suoi potenziali alleati e del sistema mediatico di riferimento. Dall’esterno, è venuto l’invito alla spallata con le mozioni di sfiducia, il cui insuccesso, dovuto a dissidenze emerse in altri settori delle opposizioni, è stato però pagato politicamente dal Partito democratico. E sempre dall’esterno vengono le sfide come quella lanciata da Nichi Vendola, inizialmente in prima persona e poi con l’indicazione della candidatura di Rosy Bindi, mentre dall’interno lo stesso Walter Veltroni, che pure aveva fondato la vocazione maggioritaria del partito sull’identificazione del segretario eletto alle primarie come candidato premier, si è messo a recitare la litania del “Papa straniero”.
Naturalmente Pier Luigi Bersani, che indica un giorno sì e l’altro anche nuovi leader alla maggioranza, da Giulio Tremonti a Roberto Maroni, non può lamentarsi se anche la sua leadership dello schieramento delle opposizioni viene contestata. Si subisce l’eterodirezione se non si è in grado di esercitare una direzione credibile ed efficace. Se manca o non viene riconosciuto un primato politico al partito che raccoglie comunque il consenso elettorale di gran lunga più rilevante, le stesse norme interne poste a difesa della sua centralità diventano un intralcio, come dimostrano le vicende delle primarie, da Milano a Napoli.
Se il Partito democratico non riesce ad affermare un’autonoma ispirazione riformista, se si fa trascinare in tutte le campagne agitatorie e scandalistiche o si fa bloccare dalla volontà antagonistica di una frazione minoritaria del mondo del lavoro, è in primo luogo colpa sua. Questo, però, non cancella la responsabilità di chi nel mondo politico, mediatico o giudiziario, punta a far prevalere una logica di caccia all’uomo che, lanciata contro Silvio Berlusconi, finisce col colpire di riflesso chi cerca di costruire un’alternativa politica e non solo una campagna ininterrotta di indignazione a comando. Bersani e i suoi non riescono a sottrarsi a questa deriva, nella quale possono solo esercitare una funzione subalterna, si condannano all’eterodirezione, ma di questo processo sono sia vittime sia colpevoli allo stesso titolo.
Naturalmente Pier Luigi Bersani, che indica un giorno sì e l’altro anche nuovi leader alla maggioranza, da Giulio Tremonti a Roberto Maroni, non può lamentarsi se anche la sua leadership dello schieramento delle opposizioni viene contestata. Si subisce l’eterodirezione se non si è in grado di esercitare una direzione credibile ed efficace. Se manca o non viene riconosciuto un primato politico al partito che raccoglie comunque il consenso elettorale di gran lunga più rilevante, le stesse norme interne poste a difesa della sua centralità diventano un intralcio, come dimostrano le vicende delle primarie, da Milano a Napoli.
Se il Partito democratico non riesce ad affermare un’autonoma ispirazione riformista, se si fa trascinare in tutte le campagne agitatorie e scandalistiche o si fa bloccare dalla volontà antagonistica di una frazione minoritaria del mondo del lavoro, è in primo luogo colpa sua. Questo, però, non cancella la responsabilità di chi nel mondo politico, mediatico o giudiziario, punta a far prevalere una logica di caccia all’uomo che, lanciata contro Silvio Berlusconi, finisce col colpire di riflesso chi cerca di costruire un’alternativa politica e non solo una campagna ininterrotta di indignazione a comando. Bersani e i suoi non riescono a sottrarsi a questa deriva, nella quale possono solo esercitare una funzione subalterna, si condannano all’eterodirezione, ma di questo processo sono sia vittime sia colpevoli allo stesso titolo.